Dal minuto 18:10 in avanti (www.rsi.ch) si possono ascoltare le chiare testimonianze dell’allevatore e veterinario di condotta della Valle Maggia Luigi Ernst e del nostro Presidente Armando Donati sulle recenti predazioni e sulle incertezze per la prossima stagione. Complimenti per le parole e gli interventi.
Governo del Canton Uri incaricato di prendere misure più severe contro il lupo
Qualcosa si sta muovendo…, speriamo presto anche in Ticino!
Le immagini della strage in Leventina: 22 pecore sbranate
Tutta la nostra solidarietà per questa disgrazia.
Eccovi le immagini:
Rsi, Quotidiano: www.rsi.ch
Teleticino: www.teleticino.ch
Comunicato stampa sezione Ticino in merito alle predazioni in Leventina
Se uno alleva i propri animali per passione, di fronte alla strage di pecore avvenuta nella notte tra sabato e domenica in un recinto elettrificato accanto a una stalla sopra Faido, i sentimenti che prova non possono che essere due.
Un grande senso di scoraggiamento e di frustazione, ma anche di impotenza di fronte a un fenomeno incontrollabile che ti fa dire: – Basta, il mio ideale di allevatore di montagna è finito. In una notte si è spezzato tutto. Vendo tutto e cambio vita. –
Ma ci può essere anche la reazione di rabbia, di violenza verso il lupo, ma anche verso coloro che continuano a sostenere, senza essere allevatori, che la convivenza tra lupo e allevamento è possibile.
Se poi, dopo un fatto del genere, l’allevatore sparasse al lupo, c’è da chiedersi con che autorità, chi finora ha fatto poco o nulla per contenere il fenomeno, dare l’ordine di arrestare il malcapitato.
Con un approccio più razionale, occorre ammettere che fatti del genere ne sono già capitati in Ticino (a Cerentino, nel 2013 con 14 capi predati anche se allora le pecore non erano in un recinto, a Magadino, nello stesso anno, 7 capi predati) in Francia, in Italia, ovunque ci siano lupi.
E ne capiteranno ancora. Come questo e anche peggiore di questo.
Perciò l’aspetto più inaccettabile, più drammatico, è che le autorità, federali e cantonali, ben coscienti che vi è a rischio l’esistenza dell’allevamento tradizionale di montagna, poichè l’espansione del lupo è sempre più forte (lo si ammette in tutti i rapporti), non fanno nulla per togliere la protezione assoluta per il lupo (famosa Convenzione di Berna) e a intraprendere azioni incisive per contenerne l’espansione. Si limitano a esprimere sostegno e comprensione per gli allevatori colpiti, a proporre palliativi inutili, a spendere denaro pubblico per degli studi inconcludenti.
Il Gran Consiglio ticinese nel 2010 aveva deciso che “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal recupero dei resti delle carcasse, nonchè la perdita di prodotto conseguente”. Sono trascorsi 6 anni e il Consiglio di Stato non ha ancora emanato il relativo regolamento per cui di risarcimenti, nemmeno l’ombra.
Il 26.04.2014 il Consiglio di Stato aveva dato mandato ad Agridea di fare un Analisi strutturale per la messa in opera di misure di protezione delle greggi in Ticino con termine di consegna per l’aprile 2015. Sono trascorsi quasi due anni e il rapporto non è ancora stato consegnato.
Il Vallese è l’unico cantone che ha osato agire: nel novembre 2014 ha inoltrato un’iniziativa cantonale per chiedere al Consiglio federale di “denunciare la Convenzione di Berna e negoziare una nuova adesione introducendo però una riserva che escluda la protezione del lupo, analoga a quella ottenuta da 12 dei 27 Stati contraenti”; iniziativa che è stata avversata dal Consiglio federale, è stata rigettata dal Consiglio degli Stati nel 2015 ed è stata accolta dal Consiglio nazionale nel novembre 2016. Fra qualche mese ritornerà agli Stati, ma anche se fosse accettata, trascorreranno ancora anni prima che ci sia una decisione definitiva. E intanto i lupi aumentano, le predazioni pure e l’allevamento muore.
E il Vallese è pure l’unico cantone che nei fatti cerca di contenerne l’espansione (dal 1998 a oggi sono stati uccisi legalmente 8 lupi).
Certamente la solidarietà e la compartecipazione all’amico Daniele, da parte nostra non manca.
Ma se le autorità non si danno una mossa per cercare di contenere il fenomeno, sarà la fine del nostro allevamento di bestiame minuto.
Armando Donati, presidente Associazione ticinese per un territorio senza grandi predatori
Presa di posizione ATsenzaGP, sez. Ticino sulla revisione parziale della Legge sulla caccia
Benvenuto alla nuova Associazione della Svizzera Centrale
Venerdì 18 novembre 2016 a Rothenthurm è stata costituita la nuova Associazione/Sezione chiamata “Vereinigung zum Schutz von Jagd und Nutztieren vor Grossraubtieren in der Zentralschweiz – VSvGZ, cioè l’Associazione per la protezione degli animali cacciabili e d’allevamento contro i grandi predatori nella Svizzera Centrale”, alla presenza di più di 550 persone provenienti da tutti i Cantoni della Svizzera Centrale. Congratulazioni a tutti ed in particolare ai due co-presidenti Ruedi Fässler e Franz Püntener.
Considerazioni sul parc Adula
Il punto di vista di Rico Calcagnini sulla votazione per il progetto Parc Adula.
Esistono concetti neoliberali che vorrebbero limitare o perfino abolire il finanziamento delle infrastrutture delle regioni di montagna che non «rendono». La fabbrica di idee Avenir Suisse,finanziata dal grosso capitale nazionale e internazionale, negli anni 2004/2005 ha propagato simili concetti, giungendo fino a proporre lo spopolamento di intere vallate, per esempio della Val Calanca, per dar via libera alla natura selvaggia.
Ultimamente il presidente di Hotellerie Suisse, Andreas Züllig, ha proposto di concentrare i sostegni finanziari pubblici solo sulle principali zone turistiche del canton Grigioni. Con l’andare del tempo gli abitanti e le aziende locali devono così abbandonare queste regioni trascurate con il conseguente degrado delle loro infrastrutture e dei terreni coltivati. Il reinsediamento del lupo e dell’orso, promosso dal progetto Parc Adula, darà il colpo di grazia a questi insediamenti di montagna situati nelle regioni del Parco. Con simili concetti miranti al solo profitto si vuole concentrare l’attività economica in aree urbane e nei rispettivi agglomerati. Finora però la popolazione e i politici hanno impedito la realizzazione di idee talmente deleterie.
Con il Parc Adula oggi le regioni di montagna si vedono di nuovo confrontate con un progetto che, con centinaia di pagine di regolamentazioni, false promesse e un enorme mole amministrativa, toglie ai 17 comuni coinvolti il controllo sul loro territorio. Speriamo che le concittadine e i concittadini dei comuni colpiti non si lascino ingannare dalle visioni di grandezza della propaganda per il sì e dagli scenari apocalittici propagati nel caso di un no al Parc Adula.
Il futuro dei comuni non dipende certo da un marchio in più (in Svizzera ne esistono già quasi 300) e di miseri 18 posti di lavoro (il Parco nazionale svizzero attuale è sei volte più piccolo e ne conta ben nove volte in più). A questo proposito va ricordato che nell’Engadina bassa (Parco nazionale) sono in vendita undici alberghi, nel comune del Parco nazionale di S-chanf negli ultimi dieci anno si son chiusi quattro alberghi, a Savognin (Parc Ela) negli ultimi anni se ne sono chiusi altri cinque e che a Sta. Maria nella valle Monastero (biosfera) nel gennaio del 2016 è fallito il rinomato albergo Schweizerhof. Il territorio dei 17 comuni è già oggi un bellissimo parco naturale.
Anche questa volta, grazie alla nostra democrazia diretta, la popolazione ha la possibilità di evitare con un no all’urna questo progetto inutile e di preservare così la propria indipendenza.
Rico Calcagnini, Buchen
Servizio del 20.09.2016 al quotidiano
Interessante approfondimento sul tema del Lupo in Ticino sulla rsi al Quotidiano (edizione del 20.09.16).
Per vederlo bisogna collegarsi al link http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/il-quotidiano/ sotto il tema “il lupo è tornato in Ticino” (nel filmato integrale il reportage inizia al minuto 21:30 ca.).
Il lupo non gode più dello statuto di specie protetta
BERNA, 16 settembre 2016 – Il lupo potrebbe essere cacciato tutto l’anno in Svizzera. Il Consiglio nazionale ha dato seguito oggi a un’iniziativa del canton Vallese che chiede di togliere a questo predatore lo statuto di specie protetta. Il Consiglio degli Stati, che l’aveva in precedenza respinta, è quindi chiamato nuovamente a pronunciarsi.
Con 101 voti contro 83, il Nazionale si è allineato alla sua commissione dell’ambiente, che proponeva – seppur di misura – di approvare l’iniziativa denominata “La festa è finita”. Il testo chiede che il lupo possa essere cacciato tutto l’anno e che la Convenzione di Berna sia rinegoziata, introducendo una riserva che escluda la protezione del lupo in Svizzera.
A nome della commissione, Yannick Buttet (PPD/VS) ha spiegato che le misure di prevenzione (protezione delle greggi, abbattimenti isolati) attuali non bastano. Esse non sono soltanto costose e difficili da applicare nelle regioni alpine, ma non permettono neppure di evitare tutti gli attacchi da parte dei lupi.
La protezione delle greggi rischia inoltre di compromettere lo sviluppo del turismo, ha sottolineato Buttet. Infine, il territorio svizzero è così densamente popolato che una coabitazione con il lupo sarebbe in ogni caso difficile.
A nulla è valso l’intervento di Silva Semadeni (PS/GR) in favore di un compromesso: allineandosi alla Camera dei cantoni, la consigliera nazionale grigionese puntava su una soluzione equilibrata che tenga conto sia delle rivendicazioni delle regioni di montagna che degli imperativi di protezione del lupo.
Il Consiglio federale ha appena posto in consultazione una revisione della legge sulla caccia per facilitare l’abbattimento dei lupi, ha ricordato.
Nel marzo scorso gli Stati avevano respinto una mozione del “senatore” Beat Rieder (PPD/VS) simile all’iniziativa cantonale vallesana.
Articolo di TicinoOnline




